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Riparte la sanità

Nel 2007 il sistema sanitario italiano aveva 4 miliardi di euro di debiti, di cui 2 miliardi della sanità laziale. Per provare a far quadrare i conti, chi ci ha portato verso questo disastro ha introdotto un extra ticket sanitario, ha chiuso presidi sanitari, reparti e ospedali interi. Tutto sulla pelle dei cittadini. Noi, a fine 2016, abbiamo portato il debito a soli 137milioni di euro, siamo tornati ad aprire presidi sanitari e reparti e abbiamo iniziato anche ad assumere nuovo personale sanitario.

debiti pagati

2000000000

nuove assunzioni nella sanità

3500

milioni di euro risparmiati grazie alla Centrale Unica

680

punteggio livello essenziale di assistenza

176

nuovi presidi sanitari aperti sul territorio

16

Fuori dal commissariamento

Il 1° dicembre 2017 il Consiglio dei Ministri ha deciso che, dopo 10 anni, la sanità del Lazio è fuori dal commissariamento, grazie al netto aumento della qualità delle cure alle persone e al miglioramento dei conti. Nel 2013 avevamo un punteggio dei Livelli Essenziali di Assistenza pari a 152 (la soglia minima era 160) ed oggi siamo a quota 176. L’andamento del disavanzo, nonostante l’aumento dei servizi e grazie al solo taglio degli sprechi, è passato dai 669 milioni di debito nell’anno 2013 alla previsione di un attivo di 58 milioni nella 2017. Questo significa che la sanità del Lazio non produce più un euro di debito.

Lotta agli sprechi

Con la centrale unica per gli acquisti abbiamo prodotto risparmi per oltre 680 milioni di euro. Per citare un caso effettuando un’unica gara di acquisto gli stent cardiaci per tutte le Asl e non una per Asl spendiamo oltre 20 milioni di euro meno di prima. Abbiamo ridotto i costi di gestione interna di 82 milioni di euro e di 55 milioni di euro i costi esterni e lavorato sul recupero dell’evasione dei ticket sanitari, da cui abbiamo ottenuto 12,4 milioni di euro, che sono stati interamente reinvestiti nel settore sanitario. Grazie a questi risparmi non solo abbiamo pagato i debiti, ma abbiamo anche sbloccato nuovi investimenti.

Più investimenti

In tutta la Regione abbiamo speso 264 milioni di euro per edilizia sanitaria, di cui 28 milioni di euro esclusivamente per la messa in sicurezza e l’ammodernamento dei locali, perché c’erano strutture che non rispettavano i criteri antisismici ed erano obsolete. 10,4 milioni di euro per la realizzazione delle Case della Salute, 7,4 milioni di euro per l’acquisto di attrezzature mediche e 13 milioni di euro per potenziamento dell’Ares 118.

Più assunzioni

L’azzeramento del debito e il superamento del commissariamento ci ha permesso anche di iniziare ad assumere personale sanitario. Nel 2012 le assunzioni nella sanità erano 64 in tutta la regione, oggi siamo arrivati ad assumere 3500 medici e personale sanitario, di cui 340 in provincia di Frosinone.

Più strutture sul territorio

Abbiamo costruito una nuova rete sanitaria con l’apertura delle Case della Salute e dei Punti Unici di Accesso, due tipologie di presidi sanitari diffusi sul territorio, il primo risultato concreto è la diminuzione di accessi presso gli ospedali, dal pronto soccorso agli ambulatori, il secondo risultato ottenuto è che una persona sa di poter avere sempre un punto di riferimento sanitario dove potrà ricevere assistenza in tempi più rapidi. Abbiamo aperto 16 Case della Salute, di cui 5 in provincia di Frosione (Atina, Ceccano, Ceprano, Ferentino e Pontecorvo) e 11 Punti unici di Accesso (Pontecorvo, Atina, Cassino, Sora, Anagni, Alatri, Ferentino, Ceccano, Ceprano e Isola del Liri).

Potenziati gli ospedali

La sanità, ovviamente, non può essere fatta di sole Case della Salute e presidi territoriali, per questo abbiamo potenziato il più possibile i reparti delle strutture ospedaliere. Allo Spaziani di Frosinone abbiamo aperto il reparto di Neurochirurgia e l’unità di Terapia Neonatale. Ad Anagni abbiamo previsto la riapertura delle sale operatorie, del reparto degenza infermieristica, tac, ambulatori e l’attivazione del Presidio ambiente, che è il primo presidio sanitario ambientale in Italia per combattere le patologie legate all’inquinamento.

Più prevenzione

Abbiamo deciso di investire anche sulla prevenzione e abbiamo voluto cambiare le cose. I numeri ci stanno dando ragione. Sullo screening mammografico, ad esempio, si è passato dal 18.5% del 2014 al 41% di oggi, anche grazie ad “Ottobre Rosa”, un’iniziativa con cui ogni anno per il mese di ottobre per le donne a rischio di tumore al seno lo screening era gratuito. Sullo screening della Cervice uterina il balzo è stato del 10% mentre, sullo screening del Colon retto, lo 0% del 2015 è stato superato dal 13% di oggi.

Tagliate le liste d’attesa

Nel Lazio i tempi di attesa per una tac all’Asl Roma D erano di 28 giorni, all’Asl Roma B 288 giorni, in ogni struttura sanitaria c’erano tempi diversi, alcune rispettavano i parametri nazionali altre no. Per questo ad aprile scorso abbiamo avviato una riforma per la gestione e lo smaltimento delle liste di attesa, che prevede nuove regole e un investimento di 10 milioni di euro. Siamo passati dal 50,1% delle prestazioni erogate entro i tempi massimi del 2015 al 64,67% del 2017 e nel caso delle tac abbiamo raggiunto la punta dell’80%. Ci siamo riusciti grazie all’apertura anche nei festivi e nei prefestivi di 26 ambulatori nel Lazio e all’attività di recall, con cui sono state richiamate oltre 100mila persone per fissare nuovamente la data dell’esame entro i 10 giorni e più di 20mila persone hanno accettato di effettuare l’esame nei 10 giorni seguenti. Pur avendo prodotto un significativo cambio di tendenza, siamo consapevoli che su questo terreno bisognerà continuare a lavorare nella prossima legislatura.

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